Questo pozzo ("protagonista" nel ritrovamento dell´immagine di Mellitto) era situato a circa un chilometro dall´attuale santuario, nel bosco di querce. Alimentato da abbondante acqua sorgiva, il pozzo era indispensabile per dissetare le persone e le greggi delle Masserie sparse nella zona, dove la siccità si prolunga anche per cinque mesi all´anno. Lo scavo del pozzo fu fatto senza dubbio in epoca bizantina, ma il suo aggiustamento architettonico è posteriore e deve assegnarsi al periodo normanno.
Il pozzo è di forma cilindrica (diametro 50 palmi = circa 13 metri; profondità 55 palmi = circa 14,50 metri), con pilastri in basso lungo la parete e archi sovrapposti sorreggenti il muro di pietra di rivestimento. La scalinata a chiocciola (usata per raggiungere il fondo del pozzo e pulirlo) scendeva per 30 palmi (= 7,80 metri) e terminava con un pianerottolo. È formata da blocchi di pietra a gradoni, incastrati nel muro dal lato grande e sospesi nel vuoto da quello stretto. Cinto da un muro di pietre a secco di forma circolare, il pozzo aveva una bocca con quattro grosse pile di pietra.
Il pozzo era visibile e funzionante ancora nel 1941. Poi, nel corso della guerra, fu coperto con lastre di cemento armato (come ancora si può constatare) per evitare disgrazie. Attualmente è, quindi, del tutto coperto e "invisibile". Oggi - poco lontano dal Pozzo - una fontana di acque freschissime è alimentata dall´Aquedotto Pugliese; la nuova ingegneria idrica ha superato l'antica, ma non ha certo potuto cancellare i ricordi religiosi e storici legati a questo pozzo.